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Baybars
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mwcgBaybars al-ʿAlāʾī al-Bunduqdārī (in arabo الملك الظاهر ركن الدين بيبرس العلائي البُنْدُقْدارِي‎?; Dasht-i Kipchak, 19 luglio 1223 o 1228Damasco, 1º luglio 1277) è stato un sultano egiziano, di origine kipçak (turco-cumano).

Quarto mwdqSultano mamelucco, governò l'mwdgEgitto e la mwdwSiria tra il mwea1260 e il mweq1277.

Schiavo mwewturco di origine mwfaqipčaq del sultano mwfqayyubide mwfgal-Malik al-Ṣāliḥ e, prima di lui, di Aydakin Bunduqdār (da cui prese la mwfwmwganisba), Baybars ebbe pelle scura, occhi azzurri e grande forza fisica, oltre a doti di intelligenza non comune e di rapidità di giudizio.

Contents

Note

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Biografia

Baybars nacque nel deserto dei Kipchak (mwhaDasht-i Kipchak/mwhqCumania), tra i fiumi Edil (mwhgVolga) e Yaiyk.cite-ref-2[2] Secondo alcune fonti, la sua famiglia aveva lasciato la mwiwCrimea invasa dei Mongoli, mentre in mwjaValacchia saliva al potere "al-malik A-n-s khān" (re Asen dei Valachi e dei Bulgari)cite-ref-3[3] Sarebbe stato Asen a vendere come schiavo Baybars, anche se si ignora tutto dell'acquisizione da parte di Asen del giovane kipčak.

La prima affidabile notizia che lo riguarda fu l'azione di scorta assicurata al suo signore mwkgayyubide al-Malik al-Ṣāliḥ quando questi fu incarcerato a mwkwKarak nel mwla1239. Successivamente si segnalò per le sue doti di guerriero, nei ranghi del reggimento mamelucco d'élite definito mwlqmwlgBahriyya (da mwlwBaḥr al-Nīl, «fiume Nilo», sun'isoletta del quale erano state predisposte le prime caserme degli schiavi-guerrieri), in occasione della mwmaSettima crociata, condotta tra il 1249 e il 1250 dal «re santo» mwmqLuigi IX di Francia. Diversamente da quanto indicato in varie fonti, non fu lui a guidare le forze mwmgmamelucco-mwmwcorasmie che sbaragliarono nel 1244 i crociati nella mwnabattaglia di al-Harbiyya, ma il generale Rukn al-Din Baybars al-Salihi.

Schiavo e combattente (1250-1260)

Sbarcato con i suoi guerrieri nella foce del mwnwNilo, Luigi IX non riuscì, poco dopo, ad attuare il suo piano di giungere al mwoaCairo e di conquistarla, per dare maggior solidità a mwoqOutremer. Nel precipitare degli avvenimenti, i Crociati, bloccati a mwogDamietta dalle forze ayyubidi, tentarono una sortita massiccia per sopraffare gli egiziani di mwowal-Ṣāliḥ Ayyūb, attestati nella vicina cittadina di mwpaal-Manṣūra. Nello scontro che ne seguì a Fāraksūr si mise ancora una volta in luce Baybars, che ebbe parte non piccola nella decisiva vittoria mwpqmusulmana, dopo aver vanificato la pressione crociata mirante a conquistare al-Manṣūra prima che giungessero le decisive forze dell'mwpgEmiro mwpwFakhr al-Dīn b. al-Shaykh (che avevano preso prigioniero lo stesso sovrano cristiano, liberato poi dietro versamento dell'enorme somma di mwqa400000 mwqqtornesi d'oro, ossia 800mwqg 000 mwqwbisanti, prestati dai cavalieri mwratemplari).

Baybars prese parte attiva alla successiva eliminazione fisica di al-Muʿazzam Tūrān Shāh (2-5-1250), figlio di al-Ṣāliḥ Ayyūb, e fu proprio la mancanza di eredi dell'ultimo sultano mwswayyubide a facilitare l'ascesa al potere dei Mamelucchi che avevano fino ad allora fedelmente servito la dinastia fondata da mwtaSaladino.

La fama di Baybars si accrebbe ancor più in occasione dell'epocale scontro che i Mamelucchi impegnarono contro le orde mwtgmongole di mwtwHulegu, che avevano messo fine al mwuacaliffato mwuqabbaside con la mwugconquista nel mwuw1258 di mwvaBaghdad e l'uccisione del califfo mwvqal-Musta'sim.

In realtà il condottiero mongolo non era presente allo scontro, in quanto tornato in patria per partecipare al mwvwKuriltaycite-ref-4[4] dal quale sarebbe uscito, tra i fratelli mwxaArig Bek o mwxqKublai Khan (poi eletto), il successore del comune fratello mwxgMongke, Gran Khān dei Mongoli, tutti nipoti di mwxwGengis Khan.

Lo scontro avvenne tra i mwyq12000 Mongoli, guidati dal mwygturco mwywnestoriano mwzaKitbughā Nogan, e i mwzq120000 Mamelucchi condotti dal sultano mwzgQuṭuz e da Baybars.cite-ref-5[5] Il luogo della battaglia fu mwawʿAyn Jālūt (lett. "La fonte di mwbaGolia") e il 3 settembre mwbq1260 la vittoria non poté che arridere alle cavallerie mamelucche.

L'eco di un combattimento che sulla carta almeno non avrebbe potuto concludersi in maniera diversa, fu enorme in tutto il mondo. Quello islamico innanzi tutto - in cui l'arrivo dei mongoli, fino ad allora imbattuti, sembrava preludere alla fine del mondo e all'affermazione del mwbwDajjāl, l'Anticristo dei musulmani, prima della finale epifania salvifica del mwcaMahdī - ma anche nel mondo mwcqcristiano che, se vedeva con soddisfazione la catastrofe che s'abbatteva sull'Islam, non poteva illudersi che quegli stessi mongoli non sarebbero poi presto piombati su di esso.

Ascesa al potere e campagne militari (1260-1275)

Quṭuz non godé a lungo i frutti del clamoroso successo perché sulla strada morì, probabilmente a causa delle ferite nella di battaglia di ʿAyn Jālūt.

Con Baybars prese a strutturarsi quel particolare tipo di Stato militare che fu il Sultanato mamelucco e, fedele alla sua indole bellicosa, il nuovo Sultano non perse tempo a restaurare, a partire dal 1261, le città del meridione mwdqsiriano devastate dai Mongoli, dal mwdgHawran ad mwdwHama.

Per evitare ritorni di fiamma mongoli, Baybars si adoperò per il rafforzamento delle difese mamelucche, dando nuovo impulso alla cantieristica navale e migliorando il servizio di posta (mweqbarīd), che fungeva anche da organismo di controspionaggio.

Fu ripresa anche l'azione militare contro i mwewCrociati e fin dal mwfa1263 Baybars tentò di colpire mwfqSan Giovanni d'Acri, senza trascurare di eliminare le ultime sacche di governo mwfgayyubide in mwfwSiria-mwgaPalestina, che non s'erano piegate al dominio mamelucco, tra cui mwgqKarak.

Nel mwgw1265 Baybars, radunato un forte esercito, si slanciò contro ciò che sopravviveva degli Stati crociati. Fino al mwha1271 le azioni belliche si susseguirono quasi senza requie, facendogli conquistare mwhqArqa nel 1265 stesso, e quindi i castelli di mwhgʿAthlīth (mwhwChâteau Pèlerine) (oggi nel distretto di mwiaHayfā). Venne poi il turno di mwiqArsūf e l'anno dopo di mwigSafad. Nel mwiw1268 caddero mwjaGiaffa e il mwjqcastello di Beaufort, nell'entroterra di mwjgTiro, prima del clamoroso tracollo di mwjwAntiochia, l'antico mwkaPrincipato conquistato dal mwkqnormanno mwkgBoemondo di Taranto. Di slancio Baybars occupò anche i castelli di mwkwSafīthā, del mwlaKrak dei Cavalieri e di mwlqʿAkkār nel 1271.

L'anno prima anche le forze mwlwismailite di Siria si piegarono a pagargli il tributo e gli anni successivi sono caratterizzati da un'instancabile attività guerriera e di riorganizzazione dei domini siriani ed egiziani. Nel mwma1275 batté gli eserciti riuniti mongolo-selgiuchidi e s'impadronì di Cesarea in Cappadocia (attuale mwmqKayseri). In tutto 38 campagne militari, gran parte delle quali condotte di persona.

Campione dell'Islam

La sua popolarità di "campione dell'mwoqIslam" si diffuse nella letteratura popolare e nella leggenda e a lui è dedicato un romanzo (mwogSīrat al-Ẓāhir Baybars) che ne glorifica anche fantasiosamente le gesta, comunque di grande interesse storico.

L'ultimo colpo di genio di Baybars fu quello di offrire ospitalità al mwpaCairo a un mwpqAbbaside scampato alla catastrofe che aveva travolto nel 1258, ad opera dei Mongoli, la dinastia musulmana degli mwpgAbbasidi, al potere fin dal 750. La presenza al mwpwCairo di un mwqacaliffo "fantoccio" abbaside - onorato con grande pompa ma impedito nell'esercizio benché minimo di potere politico e decisionale - consentì ai Mamelucchi di proporsi come i salvatori dell'Islam e come usbergo del califfato. Per quanto definiti "fantasmi" dagli storici, il significato simbolico rivestito da tali "califfi" fu ritenuto nondimeno significativo se è vero che mwqqSelim I mwqgYavuz, il mwqwSultano mwraottomano che mwrqabbatté la potenza mamelucca nel 1517, portò via dal Cairo le insegne del potere abbaside ivi ospitate (tra cui il mantello, o "mwrgburda", del mwrwProfeta, la sua spada e la sua lancia), trasferendole a mwsaIstanbul, a dimostrazione della funzione di guida quasi-califfale della mwsqmwsgUmma assolta dalla sua dinastia.

Baybars morì a mwtaDamasco nel 1277, forse per aver ingerito una bevanda avvelenata; le sue spoglie riposano nella stessa mwtqDamasco, all'interno della Biblioteca della mwtgMadrasa al-Ẓāhiriyya.

Curiosità

• Baybars è tra i protagonisti del romanzo mwvaAnima Templi, della scrittrice inglese mwvqRobyn Young.
• Il protagonista del romanzo di Robert Shea "Il Saraceno", Daoud, è un emissario di Baybars in Italia.

Note

cite-note-11. mwxq(mwxgmwxwEN) mwyamwyqBaybars I, su mwygbritannica.com. mwywURL consultato il 18 ottobre 2023.
cite-note-22. mwzwAl-Maqrizi, indica come sua tribù i Berish, che attualmente vivono nella parte occidentale del mw0aKazakistan.
cite-note-33. Dimitri Korobeinikov, "A broken mirror: the Kipçak world in the thirteenth century". In: mw1aThe other Europe from the Middle Ages, Florin Curta (ed.), Brill, 2008, p. 387
cite-note-44. In mw2amongolo "assemblea".
cite-note-55. mw3aClaudio Lo Jacono, mw3qStoria del mondo islamico (VII-XVI secolo) I. mw3gIl Vicino Oriente, Torino, Einaudi, 2003, p. 394.

Bibliografia

• citerefsourdel(FR) Dominique Sourdel, Janine Sourdel, Mamlouks syro-égyptiens (pp 526 -529), in Dictionnaire historique de l’islam, Parigi, PUF, 2004, p. 1056, ISBN 978-2-13-054536-1.
• citerefclot(FR) André Clot, L'Égypte des Mamelouks 1250-1517. L'empire des esclaves, Parigi, Perrin, 1999, p. 474, ISBN 2-262-01030-7.
• citerefbosworth(EN) Clifford Edmund Bosworth, The Baḥrī line 648-792/1250-1390 (pp.76), in The New Islamic Dynasties. A Chronological and Genealogical Manual, Edimburgo, Edinburgh University Press, 2004, p. 389, ISBN 978-0-7486-2137-8.

Voci correlate

• mw6aMamelucchi
• mw6gCrociate

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Collegamenti esterni

• citerefdizionario-di-storiaBaibars, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefsapere-itBaybars I, al-Malik az-Ẓahir Sayf ad-Din as-Salihi, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) Hassanein Muhammad Rabie, Baybars I, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefopen-library(EN) Opere di Baybars, su Open Library, Internet Archive.